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Home page | Città e Territorio | Luoghi di interesse | Pinacoteca Aldo Borgonzoni | Pagina corrente: Biografia di Aldo Borgonzoni
Nato a Medicina il 12 giugno del 1913 vi rimase fino ai 17 anni. Egli stesso racconta di quel periodo. "(…) Mancandomi la possibilità di avere giocattoli, il sasso per me era diventato un gioco. (…) Io raccoglievo sassi e mia madre non capiva il significato di questa mania; ne riempivo degli scatoloni e a volte li portavo all'aperto, li bagnavo con acqua e così abbagliavano di luce e mi piacevano ancora di più (…). Da quando facevo la terza elementare mia madre, per tenermi impegnato, mi mise a fattorino da un falegname di Medicina, un certo Dall'Olio, ed io alla sera di nascosto mi portavo a casa dei barattolini di quella vernice che lui usava per verniciare le porte, le finestre, gli infissi. I sassi, immersi in queste vernici ed essiccati al sole, davano l'impressione di ceramiche, di manufatti (….)".

Nel 1930 si trasferisce a Bologna presso la famiglia Magno. Qui frequenta dapprima la bottega orafa di Andrea Stefani e, in seguito, l'Istituto Industrie Artistiche. Nel 1933 partecipa, per la prima volta, ad una Mostra pittorica a Palazzo Strozzi di Firenze, per poi recarsi a Monaco e Norimberga in viaggi di studio. E' il periodo delle conoscenze, delle amicizie con giovani artisti come lui e come lui destinati a crescere di fama: Guido Bugli, Norma Mascellani, Carlo Cuppini. Conosce Guttuso, Mignaco, Morlotti. Medicina lo riaccoglie nel periodo bellico, durante il quale dà vita a grandi capolavori come "Miserie della guerra" e "Tragedia di Marzabotto".

Dal 1945 in poi inizia il periodo delle personali e delle collettive nazionali ed internazionali. La cerchia delle sue conoscenze, fonte di grande arricchimento culturale ed artistico, si espande a macchia d'olio comprendendo Mandelli, Rossi, Corsi. E nello studio di Guttuso, dove si trasferisce a cavallo del '49 e dove entra in contatto con il cubiscmo picassiano a cui molti artisti dell'epoca si sono votati, collabora con Cagli e De Chirico dirigendo contemporaneamente la Galleria Bernini di Piazza di Spagna. A questo punto ha già partecipato, fra l'altro, alla Quadriennale di Roma ed alla XXIV Biennale di Venezia.
La sua opera "Mondine" nel '49 vince il primo premio al "Suzzara" e segna l'inizio della sua partecipazione attiva alla lotta comunista. E' di questo periodo anche la realizzazione del dipinto murale ancora visibile presso l'ex Camera del Lavoro di Medicina e recentemente oggetto di un accurato restauro. Quaranta metri di pittura, dodici episodi legati alla storia medicinese contemporanea. Scene di disperazione, di violenza, di ritorsioni, di prigionia, di insurrezione, ma anche di ritorno alla vita, di lavoro, di ricostruzione, di trionfo della classe operaia sul capitalismo. Immediata, alla vista di quest'opera, è l'emozione che scaturisce dai colori vivissimi, quasi a testimonianza dell'intima connessione fra l'esplosione di una tensione emotiva e l'accensione cromatica.

Gli anni'60 vedono una determinante svolta tematica nel lavoro di Borgonzoni, anche se pur sempre in qualche modo legata all'uomo ed alle sue vicissitudini. Il Concilio Vaticano II ispira infatti il pittore ad una vasta serie di opere, espressione della sua grande aspirazione ecumenica di una chiesa solidale con il mondo dei poveri e degli emarginati. E' desiderio, è speranza che, da questo grande evento, nascano nuove alleanze create anche dalla transizione dalla Chiesa dei dogmi a quella dei dubbi, ma è anche critica nelle immagini storiche e grottesche di ecclesiastici avvolti in sontuosi ornamenti liturgici. Questo profondo interesse per i temi ecclesiali porta Borgonzoni a stringere rapporti di stima e di amicizia con Papa Paolo VI e con il Cardinale Lercaro che lo induce, altresì, a prendere parte a diverse mostre d'arte sacra (la Biennale organizzata dall'Antoniano di Bologna, la Biennale di Celano a cui partecipa in due occasioni, una delle quali lo vede aggiudicarsi il primo premio, la Biennale Nazionale di Pescara). La sua vita è, in questo momento, un viaggio continuo: da Parigi a Zagabria, da Praga a Bratislava agli Stati Uniti: ovunque espone con grande successo di pubblico e di critica e contemporaneamente, respira e rielabora culture, stili e immagini.

Negli anni '80 l'artista affronta un'altra straordinaria vicenda pittorica ed estetica. E' l'epoca Virgiliana. La riscoperta del grande mito mediterraneo lo stimola fino a far corrispondere, come ormai solito in ogni sua variante tematica, ad un'immagine epica la conoscenza delle più recenti esperienze sociali. Partecipa quindi nel 1981 alla mostra che si tiene al Palazzo Ducale di Mantova "Lo Spirito di Virgilio. Otto maestri per un grande poeta" accanto a Anton Ruggero Giorgi, Renzo Guttuso, Giacomo Manzù, Herny Moore, Ernesto Treccani e Tono Zancanaro.

Le ultime opere di Borgonzoni riprendono parzialmente il suo primo principio ispiratore. Lo studio su "La Boje" lo porta a riconsiderare (se mai è stato accantonato) lo spirito e la cultura della sua regione, il rapporto dell'uomo con il lavoro, la sua fatica e, soprattutto, la sua dignità. Nel settembre 1986 la sua città natale, Medicina, gli dedica una ricca antologica che, oltre ad alcuni dei dipinti più significativi dell'artista, comprende le cento opere su carta in tecniche miste che lo stesso ha donato alla comunità d'origine. A questa prima donazione ne seguirà una seconda, nel 1991, di ulteriori 56 opere, tra dipinti e sculture, di cui fanno parte, e non a caso, creazioni di altri grandi artisti. Schifano, Grazzini, Rambelli, Bioli. Alcuni interpreti sono personalità artistiche emergenti tra cui Osti, Avanzolini e la medicinese Paola Fabbri splendida creatrice di immagini tormentate, acuta rivelatrice di stati d'animo contrastanti ed in perenne contesa, sempre viva e presente nel cuore di chi l'ha conosciuta.

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Pubblicato nel marzo del 2014
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