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Città e Territorio

Storia

Breve excursus storico dalle origini preromane ai giorni nostri

Medicina è un comune di 16.878 abitanti appartenente alla provincia di Bologna, situato ad est del territorio bolognese presso i confini con la Romagna e il ferrarese, sulla strada statale San Vitale che collega Bologna con Ravenna (l'antica Via Salaria). Deriva il suo nome dal sostantivo latino medicina "luogo ove si medica, ci si cura".

L'origine preromana degli insediamenti nel territorio è attestata da rinvenimenti archeologici, mentre la centralità di Medicina in un agro romano centuriato è attestata sia dalle maglie di centuriazione ancora visibili (il cardo e il decumano si incrociano in pieno centro storico presso la Torre civica), sia dai diversi reperti archeologici raccolti.

Il nome Medicina compare per la prima volta in un documento ravennate del 885 e il territorio ad est del capoluogo è denominato Medesano. Gravitante nella sfera politica dell'Esarcato di Ravenna, ma appartenente ecclesiasticamente alla Diocesi di Bologna, Medicina è soggetta successivamente a diversi domini; dapprima l'Impero germanico, quindi il patrimonio di Matilde di Canossa (di cui il castello medicinese è una importante enclave), poi ancora all'Impero, sotto la cui tutela gode di particolari autonomie amministrative in funzione antiespansionistica nei riguardi di Bologna, per essere infine soggetta allo Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia.
In epoca comunale è sede di Podesteria e di un esteso territorio Pievano e, per le sue prerogative di privilegio amministrativo, nonché per la sua posizione strategica dovuta ai collegamenti con il Ravennate ed il Ferrarese (tra i quali i porti vallivi di Buda e poi di Portonovo), si trova spesso oggetto di conquista da parte di Bologna, ma sempre il suo status viene ristabilito dai poteri centrali e più volte i bolognesi ne sono obbligati a ricostruire o restaurare mura e torri.

Sono presenti e fanno base nel castello di Medicina, a più riprese, Lotario III, Cristiano di Magonza, Enrico VI e Federico II. E' tuttavia con Federico I, il Barbarossa, che Medicina viene, con diploma imperiale del 1155, riconfermata come Comune libero e autonomo, ai fini fiscali, dalle ingerenze di Bologna e ne viene definito il vasto confine territoriale.
La leggenda di fondazione
L'antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone il territorio comunale.
Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinquecenteschi:

"Mira tu viator historia bella,
qui per un serpe ebbe pietosa aita
Federico Barbarossa ond'ebbe vita
per cui qui Medicina ognun l'appella"

Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo assoggettamento nel contado di Bologna.

Gli abitanti di Medicina, tra l'altro, godono da tempi remoti (che si fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano nella frazione medicinese di Villa Fontana.
Magnifica Comunità

E' dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio 1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità ed istituisce il mercato settimanale del giovedì all'interno delle mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità, che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di "uomini scelti tra i maggiorenti con a capo un Massaro", dal sec.XVII vede il suo rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico assume l'onorifico appellativo di "Magnifica Comunità". Gli "uomini del pubblico Consiglio" cingono lo "spadino", segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l'arma comunale (croce d'oro in campo rosso, sormontata dal Capo d'Angiò) si arricchisce della scritta "Libertas" e delle due chiavi pontificie.
I secoli XVII e XVIII vedono Medicina nel suo massimo sviluppo sociale, economico e culturale. Vi prosperano industrie, commercio, edilizia, arte e cultura. La Comunità erige il Teatro pubblico, sorgono diverse Accademie letterarie e musicali e soprattutto si rinnova nel ricco e magniloquente stile sei-settecentesco, l'architettura sacra e privata. Risale a questo splendido periodo l'aspetto scenografico barocco delle chiese con tiburi, campanile e facciate a fondale delle vie del castello e dei borghi esterni in continuo aumento.
Nel 1746 Papa Benedetto XIV, nell'ambito del suo programma di riorganizzazione del governo dello Stato, nell'intento di favorire Bologna, assoggetta a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al Senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l'avevano resa libera e florida.
Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico al Municipio di Medicina vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto Imolese, che ritorneranno alle precedenti forme soltanto dopo la Restaurazione, anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un Governatorato.

Sono numerosi i medicinesi che si distinguono nelle lotte per l'Unità d'Italia: si citano in particolare i componenti della famiglia Simoni. Tra questi Ignazio, che fu uno dei Mille con Garibaldi a Marsala. Lungo l'ultimo quarto dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'intero territorio fu teatro di forti manifestazioni sindacali da parte di operai, contadini, braccianti e mondariso (impiegate nelle varie risaie a valle del capoluogo).
Il forte senso di libertà e di autonomia ha favorito in quegli anni il formarsi di numerose cooperative artigiane e agricole, associazioni di solidarietà e organizzazioni sindacali che ripresero nuova energia dopo il ventennio fascista.
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Pubblicato nel marzo del 2014
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